Avviata un’indagine a carico di Fiat Chrysler Automobiles (FCA) negli Stati Uniti, con l’accusa di aver gonfiato i dati relativi alle vendite, con tutte le ovvie conseguenze relative alle risultanze commerciali della società. L’indagine è promossa dalla Sec (la Consob d’oltreoceano) ed è avviata ai danni della sede statunitense di FCA; lo scorso 11 luglio, alcuni agenti del FBI avrebbero perquisito la sede di Auburn Hills e le abitazioni di nove manager. che sarebbero stati coinvolti nel ritocco al rialzo dei dati di vendita.

L’indagine è partita da un’accusa formulata all’inizio dell’anno da due concessionari facenti parte del gruppo Napleton di Chicago, i quali hanno citato in Tribunale FCA con l’accusa di aver offerto loro ingenti somme di denaro per contabilizzare fra i veicoli venduti anche una parte di quelli invenduti con la presunta finalità, appunto, di gonfiare i dati relativi ai risultati sulle vendite del gruppo nel mercato americano, dove FCA ha da poco raggiunto il record senza precedenti di 75 mesi consecutivi di crescita.

Secondo quanto aveva riportato il sito informativo Automotive News, specializzato sul settore automobilistico, è venditori avrebbero dovuto dichiarare le vendite fasulle a fine mese e rimuoverle, in seguito, il primo giorno lavorativo “prima che la garanzia di fabbrica fosse attivata”. La parte più grave dell’accusa, è però quella che vuole i vertici di FCA a conoscenza di quanto accadeva al livello delle vendite.

FCA ha dichiarato, in una nota, la notizia riguardante una sua “collaborazione con un’indagine della Sec sulle vendite di auto ai clienti finali negli Stati Uniti” precisando, inoltre, come i suoi “comunicati finanziari trimestrali e annuali vengono riportati i ricavi basati sulle spedizioni a concessionari e clienti e non sulle vendite delle auto ai clienti finali”, fatto che, se accertato, potrebbe smontare quanto meno le finalità supposte dall’impianto accusatorio. Le indagini sono comunque ancora nella loro fase iniziale, ed è quindi presto per parlare di certezze concrete.

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E’ davvero interessante, bisogna almeno provarlo e chissà se il destino ci riserva li la nostra anima gemella

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Qualcosa si nasconde nei boschi del nord, qualcosa di cui narrano vecchie leggende e canzoni. Draghi che anche l’anziano cantastorie Robert Redford ha visto in gioventù, draghi che la figlia Bryce Dallas Howard, come pragmatica guardia forestale, si rifiuta di vedere. E c’è un bambino che si perde in quei boschi, un bambino perso anche nella vita. Un attimo e una avventura diventa una tragedia. E in un attimo la tragedia ritorna avventura, con la gigantesca forma di un drago talmente in contatto con la Natura da diventarne mimeticamente parte.

Da questi spunti parte il remake Disney di Elliott il drago invisibile, film della casa del topo più famoso del mondo, datato 1977. Commedia musicale girata in tecnica mista l’originale, storia ecologista di formazione e crescita la versione attuale.

È la magia il fulcro del film. Non la magia potteriana, ma quella speciale magia interiore che ci permette di credere l’incredibile, di vedere oltre quello che ci aspettiamo di vedere. Che in fondo è la magia che ci aspettiamo come spettatori.

Vorremmo tutti volare su un gigantesco drago coccolone come un cucciolo di labrador e essere guardati con gli occhi pieni d’amore del ranger interpretato da Bryce Dallas Howard.

Il tema del bambino sperduto è un archetipo potente, da Peter Pan al Libro della Giungla. Poi davvero sperduto? Perché il suo vivere profondamente nella natura ce lo mostra come l’essere umano che più ha trovato la via verso il proprio centro.

La Disney sa suonarci l’anima, prenderci per mano e portarci nei boschi del Nord America. E farcire la colonna sonora di musica folk americana nuova e storica, da Cohen ai Lumineers, è forse la scelta più profondamente educativa in un film per bambini.

Ho visto il film insieme ad un bimbo di 5 anni e vederlo rapito per tutto il film, con le mani a coprire gli occhi durante le scene difficili, arrabbiato per gli alberi abbattuti… beh, credo che valga più di tante parole di noi adulti. Eccola la magia… “È stato un film bellissimo!” mi ha detto commosso alla fine e a me questo basta, poco conta che io avrei finito il film dieci minuti prima  e poi ancora cinque minuti prima di un finale troppo disneyano. Per lui era perfetto così e tra vent’anni lo ricorderà con nostalgia.

Perdiamoci nei boschi con i nostri cuccioli d’uomo per trovare o ritrovare quel verde amico immaginario… ma sarà poi immaginario? Chiedete ai bimbi.